Una vita precaria

Una vita precaria

Dai banchi della scuola e dell’università, li abbiamo sentiti incoraggiarci con veemenza, ci hanno detto che saremo stati la classe dirigente del futuro, che eravamo la loro speranza nel cambiamento, ci hanno detto di non scoraggiarci mai e di continuare a lottare con la stessa passione che loro ci trasmettevano, di mettere sempre tutto in discussione con spirito critico, di informarci e di informare, di essere giovani consapevoli che combattono per un mondo più giusto.

Mi sveglio sudatissima: “Davvero lavoro ancora in quell’azienda? Dove sono? Che ore sono? …Ho fatto tardi a lavoro?”

Sono a casa dei miei e sono le 6:30 del mattino, potrei dormire ancora un po’, anche perché non ho fatto tardi a lavoro perché il lavoro non ce l’ho più, nemmeno nell’azienda che mi ha appena dato l’ennesimo incubo.

Sono in vacanza, o almeno faccio finta di esserlo, ci provo, sono tormentata dal fatto che ancora non trovi lavoro nonostante continui a mandare curriculum, a fare colloqui. Intanto mi domando ancora: “Voglio davvero ritornare in quel mondo, lo stesso mondo che mi ha cacciato fuori a calci dopo esser stata minacciata dal mio nuovo capo perché lui doveva mettere in pratica quello che leggeva nel suo libro sulla manipolazione delle menti?”

Che stupido, talmente tanto stupido da dirmelo pure, dopo 2 ore di sudate fredde e lacrime trattenute a stento da parte mia: “Con te ho adottato la tecnica dello shock, il libro che ho comprato su Amazon dice che la adottano in Silicon Valley. Dopo questa chiacchierata spero che tu sappia estirpare il cancro che ti porti dalla gestione precedente, così che possiamo andare d’accordo. Io non ti voglio licenziare, perciò ti offro anche la soluzione al tuo problema: scordati il pranzo con gli altri colleghi! Poi chi ti ha dato il permesso di andare al corso di lingua (offerto dall’azienda stessa, ndr)?!? Li vedi gli altri come lavorano? Ti pare che vanno via alle 19?! Questa è violazione del contratto, io ti denuncio!”

Dopo una settimana in cui non abbandonavo la mia sedia neanche per andare in bagno, ho chiesto aiuto alle Risorse Umane. Una settimana dopo, venivo licenziata in tronco. *

A breve sarà un anno che sono in terapia e continuo ad avere incubi a riguardo; infatti non riesco a riprendere sonno, così mi faccio coraggio e decido di alzarmi e mi dico tra me e me “Andiamo a vedere che si dice in cucina va’, magari faccio proprio colazione”. L’aria calda e umida del mattino mi provoca un lento risveglio, decido di scambiare due chiacchiere con mia madre mentre mi faccio il caffè e tra un biscotto e l’altro rientra mio padre:

“Hai capito che Tizio si è finalmente laureato? Si è preso una di queste lauree telematiche, mo Caio (il padre) l’ha messo a lavorare all’EntePubblicoDiCuiNonFacciamoNome! Hai capito?! …e tu dormi, qua!”

Mamma: “Uggesù ma veramente?! Ma se quello non sa fare “O“ col bicchiere! Ma tu vedi chi ci mettono in questi posti senza concorso né niente… Questo è da denuncia!”

Io: “Ma papà, l’EntePubblicoDiCuiNonFacciamoNome non è pure dove lavora la mamma di Sempronio?”

Mamma: “Eh, la mamma di Sempronio è veramente una professionista, una persona veramente seria e in gamba.”

Papà: “Ma che dici, ma che persona seria! Quelle so e persone serie?! Quella è….. quella è una poveretta!”

mamma: “Ma tu che stai dicendo, di una professionalità senza paragoni, con tanti anni di esperienza e laureata in ScienzeDiCosaNeSoIo da tanti anni, ma come ti viene!?”

Papà: “E secondo te queste so’ ‘e persone serie? Ma tu non capisci niente, ‘e persone serie so quelle coi contatti, quelle che fai ‘na telefonata e t’apparano, lei non conosce nessuno lei, lei sta là…. Sta là, e fatica. Ma che so queste ‘e persone serie?!”

Mi vengono le lacrime agli occhi.

Sì, carissimi insegnanti miei tutti, io ci ho provato e ci provo ancora a combattere il sistema. E ce l’ho proprio qui davanti a me, adesso, nelle sembianze di mio padre. Che ne fa un’ottima rappresentanza, da persona seria qual è. Anch’io, come la mamma di Sempronio, a cui non posso paragonarmi per professionalità ed esperienza, ho collezionato i miei pezzi di carta e sto là…. Sto là,

e fatico. Da mattina a sera. Sognando una carriera, avendo come capo una persona veramente seria, che passa tutto il giorno a dare aria alla propria bocca da pallone gonfiato qual è, che mi dice cosa devo fare pur non avendo la minima idea di ciò che dice, che mi minaccia se uso termini tecnici che lui neanche conosce perché qua dobbiamo sapere chi è il capo e chi è il dipendente. Caro papà, qualcuno diceva che il lavoro nobilita l’uomo, tu non sai tutta la frustrazione, tutte le umiliazioni e tutto lo schifo che ho dovuto sopportare per poter avere un po’ di indipendenza economica. Caro papà, sì, hai ragione, e anch’io sono proprio una poveretta. Ah, dimenticavo, congratulazioni per il tuo nuovo impiego, Tizio! Nel tempo libero vai a zappà!

*Se vi trovate in Germania/Austria – immagino anche Svizzera ma non sono sicura a riguardo – sappiate che per abusi e quant’altro non dovrete MAI, ripeto MAI rivolgervi alle Risorse Umane (formalmente vi diranno che svolgeranno delle indagini su di voi e sul vostro capo, che, in quanto capo, per evitare disturbi vi licenzierà senza pensarci due volte) ma ad un organo chiamato Betriebsrat. Una specie di sindacato, costituito da un manipolo di lavoratori dell’azienda stessa, cercherà di difendere i vostri diritti. Il vostro CEO è a capo del Betriebsrat? Fatevi delle domande.