E siamo soltanto stronzi destinati ad estinguerci

E siamo soltanto stronzi destinati ad estinguerci

La guerra era bella soltanto quando me la raccontava mio nonno. Io, bambino, sulle sue gambe, mentre lui, con occhi e parole, tratteggiava uomini cattivi e cieli colorati di morte e fuoco. Provavo paura, ansia, ma soprattutto la serenità di conoscere già l’esito più importante: ovvero lui lì con me. E mi viene da sorridere ripensando, a questo proposito, uno dei suoi detti più riusciti: “Finché le racconti, le cose, significa che tutto va bene”.

Ora, ed è da egoisti, mi sento smarrito, terrorizzato da una storia di sangue e di merda che non so se potrò raccontare a chi vorrà ascoltarmi. Sono tante le domande che frequentano la mia testa: a cosa servono migliaia di bombe nucleari quando ne sono sufficiente un paio per cancellare l’umanità? Perché gli interessi di poco devono invitare milioni di persone alla morte certa? Come mai ho una sensazione sempre più netta sul fallimento del genere umano?

Più di qualcuno mi dirà che si tratta di capire, che si tratta di vicende assai più complesse. Io, però, non sono d’accordo. Per me, quelle persone che siamo stati, siamo e saremo anche noi, devono soffrire soltanto a causa delle buste della spesa pesanti, che ti lasciano un segno sulla pelle peggio degli amori finiti, oppure perché i testi di Diritto Privato sono scritti da un alieno capitato sulla Terra per sbaglio. E visto che sono cattivo, si può provare dolore persino a causa di un lavoro sempre troppo precario.

Mai, però, bisogna avere paura per colpa di pochi coglioni che stanno lì a discutere di confini, missili, negoziati. È molto complicato comprendere che i loro interessi ed i nostri sono due rette parallele che non si incontreranno mai? Che lui, noi, tu, vogliamo “soltanto” vivere tutti i giorni per provare a capirci qualcosa di piccole cose come la felicità, l’amore e stronzate simili?

Tuttavia, so che si tratta soltanto di parole scritte dall’ennesimo coglione che, mentre scuote la testa, ha la quasi certezza che ci estingueremo per colpa nostra ed è forse meglio così.

 

 

Le cose orfane

Le cose orfane

L’altro giorno ho ripensato alla casa di mia nonna. Credo di non averlo mai fatto da quando è andata via. Ci ho trascorso un bel pezzo della mia infanzia e adolescenza in quella casa. Ne conoscevo ogni angolo e a quasi ogni oggetto che la riempiva è legato un ricordo.

Ricordo, ad esempio, quei due tre portagioie che di tanto in tanto tirava fuori dal cassetto e capovolgeva sul letto per mostrarne il contenuto. Erano collanine, anelli, spille, ognuno con la sua storia che puntualmente amava raccontare. E alle foto, quanto ci teneva alle foto, soprattutto le più vecchie, quelle con i figli piccoli e ancora la presenza del nonno.

Non è stato un pensiero felice, purtroppo. Non più, nel momento in cui si è fatta spazio con prepotenza nella mia mente l’immagine di quella stessa casa, ma buia, abbandonata come un relitto, con le cose orfane.

Quando si tratta di morte nessuno mai pensa alle cose. Eppure quegli oggetti apparentemente senza un’anima, un’anima ce l’hanno ed è quella riposta su di essi dai loro possessori. Oggetti carichi di energia, di storie da raccontare o tenere per sé.

La morte, purtroppo, è la grande antagonista, di questo momento storico. Il rumore dei tasti della tastiera pigiati dalle mie dita nell’atto di scrivere, probabilmente non fanno altro che scandire il ritmo dei passi di persone che, a pochi chilometri da qui, scappano via nella speranza di salvarsi.

Non c’è tempo, la guerra non ne lascia, si può portar via solo il proprio corpo e forse un pezzo di anima. Quando si parla di eventi distruttivi, come una calamità naturale o in questo caso specifico un conflitto, è di uso comune da parte dei media proporre immagini di macerie da cui si intravedono oggetti. I restanti pezzi di quelle anime fuggenti sono proprio lì, in quegli oggetti, sotto quelle macerie. Si tratta di una violenza, di un obbligo, non c’è margine di scelta. Ecco perché è sbagliato parlare di cose abbandonate. Sono cose orfane, strappate via a chi le custodiva.

Stamattina il mio volto è stato attraversato da un sorriso amaro, provocato dal rintocco delle campane in numerose piazze europee, tante quanti i giorni trascorsi dall’inizio del conflitto in Ucraina. È così che noi europei manifestiamo la nostra richiesta di pace. Il suono sordo delle campane che attraversa piazze gremite di persone nel silenzio più assoluto. Mi è sembrato che quel silenzio non facesse altro che sottolineare l’enorme distanza che intercorre, nonostante i pochi chilometri, tra la nostra vita tranquilla e quella dei cittadini ucraini torturati dal suono delle armi e della disperazione.

Poi, però, mi sono venute in mente le cose orfane. Anche un conflitto ha la sua parte silenziosa. Durante le tregue, di notte, sotto il chiaro di luna, si può intravedere tra le macerie di un’abitazione quel che resta di una bambola che qualche giorno prima era tenuta stretta tra le braccia di un bambino. Il peggiore dei silenzi, quello della morte.

I conflitti, quelli che suscitano paura e quelli che ti fanno crescere

I conflitti, quelli che suscitano paura e quelli che ti fanno crescere

Il conflitto ucraino, come qualsiasi stupida guerra, arricchisce pochi e impoverisce i poveri cristi come noi, già messi a dura prova prima dall’eterna crisi economica ed in ultimo dalla pandemia. Le immagini che ci giungono dall’Ucraina, a due passi da noi, sono drammatiche, da chiudere gli occhi talmente dal dolore oppure da aprirli ancora di più per comprendere meglio lo schifo che.

I conflitti, però e per fortuna, non sono però soltanto quelli vigliaccamente bellici. Ognuno di noi, ad esempio, vive i conflitti interiori, che un po’ ti spaventano ma che ti fanno crescere. Insomma, abbiamo pensato che dietro al concetto di “conflitto” esiste un universo tutto da scoprire e lo sappiamo che farà male, però ci risolleva il cuore pensando che al di là delle nubi qualcosa di buono arriverà.

Nelle prossime settimane, quindi, proveremo a scovare le parole più giuste, i pensieri che vi e ci faranno sentire meno soli in questi mesi intrisi di odio ed anime cattive.

Andrea Famiglietti

Antonio Lepore