Un momento privo di razionalità ma necessario per avvicinarsi ad una precaria felicità

Un momento privo di razionalità ma necessario per avvicinarsi ad una precaria felicità

Avrei voluto scrivere un pezzo commovente sull’amore. Poi, però, il maledetto signor Spotify ha scelto come colonna sonora di questa fredda sera “Maniac” di Michael Sembello. Allora ho indossato la fascia da palestra e ho incominciato a saltellare come un forsennato. All’inizio ho sudato come un maiale poi ho sentito le gambe sempre più elastiche e mi sono accorto di poter fare cose incredibili, tipo staccarmi da terra di almeno dieci centimetri e addirittura non avevo neanche più vergogna di guardarmi allo specchio. La stessa faccia che fino a ieri mi procurava vomito e rabbia adesso era l’unica che desideravo sul mio collo. Persino il grasso in eccesso mi è apparso come un vestito da festa, sai di quelli belli che ad un matrimonio ti aiutano a strappare complimenti anche dalle immancabili facce di cazzo. Ed è questo l’amore: un momento privo di razionalità ma necessario per avvicinarsi ad una precaria felicità.

Quando c’era il freddo di fine estate e scorsi un treno in lontananza che sbuffava al cielo. Io avevo appena detto addio ad una compagna di classe di cui ero innamorato. Ed ero triste, tanto triste. E lì, su quella panchina, scrissi la mia prima roba. C’era amore in quell’istante – per un sogno che sta ancora qui accanto a me – nonostante la triste certezza di non poter più riassaporare le sue labbra sapore Labello.

Quando calpestai la prima volta un marciapiede di Atripalda, purtroppo o per fortuna la mia città. La nebbia, l’umidità che ammazza le ossa, e poi gli amici. Attraverso l’amore che provo per ognuno di loro ho scoperto che nella nebbia ci si può giocare a nascondino e che un piccolo centro favorisce gli abbracci più forti. E soprattutto grazie a questo amore ora so sempre dove stanno le montagne. Ed io mi sento protetto anche quando la sabbia scotta troppo.

Quando ho vissuto il dolore più forte della mia vita e all’improvviso in casa entrò un sacerdote impazzito. Sembrava un incrocio tra un personaggio scritto dal miglior Verdone ed un cantautore folk caduto in disgrazia. In mezzo a tante lacrime vidi lei, la mia compagna, ridere di gusto e non sa che in quel momento mi ha fatto la dichiarazione d’amore più bella che ci possa essere: ovvero mi ha dedicato un momento privo di razionalità ma necessario per avvicinarmi ad una precaria felicità nonostante la tempesta.

Ugo, Pasquale e…noi

Ugo, Pasquale e…noi

Le urne chiamano. Per tutti noi – che a pochi giorni dal voto veniamo attanagliati dalla consapevolezza che le cose comunque vada andranno male – ci sono solo due fari illuminanti per non perdere la strada della speranza…

…e per questa settimana potrei terminare qui. Ma visto che il Megadirettore Galattico, Presidente del Consiglio dei Dieci Assenti, Duca Conte, Lup. Mann., Gran Ladr., Farabbutt multinaz. e Figlio di Putt. di Scarpesciuote (con quattro segretarie in topless, cartelle per le firme in pelle umana, elicottero personale e tre portaborse) ha bisogno di un film “politico”, ecco a voi una quasi novità disponibile anche su Sky. Come dichiarato la scorsa settimana nella mia “premessa” all’esordio in questo spazio, sarò ultra-sintetico nella speranza di stimolare fantasia e curiosità senza voti, inutili simposi e “virtuosismi”.

NOI

TITOLO ORIGINALE: Us

ANNO: 2019

DURATA: 116’

GENERE: thriller/horror

REGIA: Jordan Peele

SCENEGGIATURA: Jordan Peele

PRODUZIONE: Stati Uniti D’America

CAST PRINCIPALE: Lupita Nyong’o, Winston Duke, Shahadi Wright Joseph, Evan Alex, Elisabeth Moss

TRAMA (GIUSTO IL MINIMO SINDACALE)

Costa nord della California, la famiglia Wilson sta trascorrendo alcuni giorni in una località di villeggiatura vicino l’oceano. Adelaide (una fantastica Lupita Nyong’o) trent’anni prima era stata sulla stessa spiaggia subendo un forte trauma (tutto viene mostrato nei primi minuti del film). Tornati da una giornata in spiaggia con alcuni amici i Wilson scorgono sul vialetto della loro villa quattro individui con una tuta rossa che, immobili, si tengono per mano…

APPROFONDIMENTO E CURIOSITÀ (MENO DEL MINIMO SINDACALE)

Jordan Peele, regista e sceneggiatore che aveva esordito nel 2017 con l’interessantissimo Scappa – Get Out, si cimenta – come nel primo lungometraggio – con una storia che offre agli spettatori una serie di prospettive socio-politiche interessanti e attuali; a queste si aggiunge il twist finale che presenta quello che per me è il punto focale della questione: il consolidamento di uno status “comodo” che porta alla probabile corruzione di quelli che erano i primitivi principi conduttori di rivolta e dissenso di una classe sociale o di un singolo individuo.

Come sempre il Cinema di genere offre delle grandi opportunità per affrontare temi politici in una forma altra, salvaguardando ritmo e intrattenimento (ci sono molte buone scene sospese tra il grottesco e l’ironico). Us, seppur con qualche difetto, è un ottimo esempio di quanto appena scritto.

Alcuni personaggi del film indossano delle t-shirt dai seminali Black Flag (band hard-core punk).

Il film che forse non va considerato come un vero e proprio horror è disseminato, come dichiarato più volte dal regista, da tributi a classici del genere. A voi scoprire quali.

Il titolo originale Us è un evidente e volontario gioco di parole tra us/noi e US/United States.

Un consiglio: il 70% delle recensioni che ho letto contengono dei clamorosi spoiler. Fate vobis…

LINK, TRAILER E VIDEO (SE IL SINDACATO VUOLE)

VISIONI CONFINANTI E ALTERNATIVE (SENZA DIRLO AL SINDACATO)

Essi vivono (1988, John Carpenter), Todo Modo (1976, Elio Petri), The Mist (Frank Darabont), Le Mani sulla Città (1963, Francesco Rosi), A l’intérieur (2007, Alexandre Bustillo e Julien Maury). Quest’ultimo titolo è assolutamente vietato ai deboli di stomaco.